L'isola dei Liombruni

😣 Rieccoci. Oggi una nuova-vecchia-preistorica recensione ripostata.
Sistemando e risistemando il blog e i vari social mi sono accorta di non aver mai, o disperso negli anni e probabilmente nel trasloco da wordpress (la prima versione del Caffè), riportato una delle mie primissime recensioni. quindi risalente a... non si sa 😳
Ho dovuto recuperarlo dall'antico account Anobii ormai bloccato da secoli (cioè, come spiegai a suo tempo, dovetti sopprimere la mail associata e non ci fu verso di rientrare per riappropriarsene). Mi spiaceva non averla nel blog perché, oltre a essere una delle prime, è pure lunga ed entusiastica, almeno per i miei parametri. Non mi pare proprio di averlo riportato nei post, in caso contrario sorry per il doppione.

XoXo
Vi

Titolo: L'isola dei Liombruni
Autore: Giovanni De Feo
ISBN: 978-8864112145
Pag.: 382
Prezzo: € 8,85, mobi kindle € 2,99
Ci sono delle leggi, sull'isola. Leggi semplici e spietate come i giochi dei bambini. Dicono che tutto ciò che si sogna è reale; che le parole "mamma" e "papà" sono proibite; che gli Alti sono nemici e che nessuno può uccidere i liombruni. Sono leggi da rispettare con un segreto brivido di paura, come quello che scuote dal sonno Smiccio e Zenzero, all'alba del loro quattordicesimo compleanno. Un'amicizia fraterna li lega, insieme al presentimento che quella non sarà una giornata come le altre. Sono loro, quella mattina, a intravedere una figura furtiva tra i vicoli del paese. Un Alto. Inizia il gioco feroce dell'inseguimento, finché il fuggiasco non viene raggiunto. E un attimo dopo ucciso. Gli Alti non sono che gli adulti, sopravvissuti alla notte di violenza della Carnara. Questa è l'isola dei liombruni, i cui sentieri si snodano insieme alle intricate profezie delle Sibille, e le vite si piegano al volere capriccioso degli Scalzi, misteriosi ragazzi dai piedi di vetro, padroni indiscussi di ombre e vento, nuvole e sabbia... Un sogno collettivo destinato a incrinarsi sotto il peso di passioni più adulte: l'amore proibito di Smiccio per Cecella, la bruciante gelosia di Zenzero, l'avidità dei Baroni, mentre si fanno e disfano alleanze e inesorabile si prepara una nuova, ultima Carnara.
Commento: L'isola dei Liombruni è il sogno di un bambino, Primo, ferito dagli adulti e intenzionato a non diventare mai uno di loro. Nella sua isola, infatti, bambini e ragazzi la fanno da padroni dopo una notte di lotta e sangue in cui hanno bandito gli Alti, gli adulti, sterminandoli e continuando una caccia crudele contro i sopravvissuti. La principale regola di convivenza in questa terra senza crescita è vivere nella leggerezza l’intensità del momento, liberi da giudizi ma non da costrizioni. A sostituire gli Alti presto arrivano i Baroni, i ragazzi più grandi che assumono il comando in fazioni e controllano che leggi, poche ma ferree, siano rispettate da tutti.
In questa realtà vivono Zenzero e Smiccio, amici per pelle e diversi l’uno dall’altro, che hanno in comune una vena di ribellione nei confronti della conformità dell’Isola. Eppure vivono bene lì, finché Zenzero non inizia a ricordare di una vita precedente, una vita diversa fuori dal mondo di Primo; allora gli vien spontaneo porsi domande - cosa che a nessuno dei compagni, o quasi, sembra interessare - fino ad arrivare ad una terrificante scoperta, l’ultima.

Il linguaggio, che spesso ricalca la parlata giovanile, si avvale di termini e modi di dire territoriali che rendono vivida e subito comprensibile, senza bisogno di preamboli, la realtà di Smiccio e Zenzero; la realtà della banda di Primo, il bambino che sogna e ne è l’artefice, in un tempo e un luogo d’estate che rimandano alla spensierata gioventù trascorsa in una piccola comunità mediterranea.
Un periodo in cui si convive e si fanno esperienze, tra giochi, amicizie e passioni leggere come l’età dei protagonisti. Un periodo che forma il carattere e acuisce la consapevolezza di se stessi e del monto circostante, attraverso snodi cruciali del vissuto e riti di passaggio verso una fase di crescita successiva.
Il sogno di Primo è tutta una rappresentazione della crescita, e come tale non manca di confusione, incertezza, ribellione nei confronti di una realtà da cui i ragazzi si sentono schiacciati; una realtà rappresentata da personalità a loro “superiori”, cui possono rivolgersi solo alzando lo sguardo, gli adulti, chiamati proprio Alti e in cui identificano la morte dell’innocenza e della spensieratezza. È una ribellione violenta e cruda, questa, che culmina nella Carnara, la notte di lotta e sangue in cui bambini e ragazzi si sono impossessati dell’Isola, quando ha avuto inizio il sogno di Primo e l’avventura dei protagonisti.
La vita spensierata dell’Isola di Liombruni, misteriosi animali che scorrazzano liberi sulla terra dei bambini e intoccabili per legge, si fonde così, in maniera efficace, a toni cupi, più che dark tipici dell’horror, che richiamano l’atmosfera de I figli del grano di Stephen King (racconto compreso nella raccolta A volte ritornano, da cui è tratto il famoso film diretto da Fritz Kiersch Grano Rosso Sangue) e raffigurano bene il travaglio della crescita pre-adolescenziale e adolescenziale. Elementi mischiati ad altri che riecheggiano antichi miti - ad esempio la figura degli Scalzi, sorta di semidei in cui si trasformano i bambini che muoiono nel sogno - che si sposano bene con l’ambientazione dell’Isola e la caratterizzano.
Un periodo che rifiuta l’autorità e chi la incarna, ma di cui gli stessi compagni di Primo non possono fare a meno di sentire il bisogno, come dimostra la nascita spontanea dei Baroni, ruoli autoritari giocati dai ragazzi più grandi. Come non posso fare a meno di provare il bisogno d’interrogarsi, comprendere, varcare la soglia di una tappa esistenziale. Almeno Zenzero, uno dei punti di vista maggiormente sfruttati nella narrazione e motore dell’evolversi della vicenda. E in modo diverso anche il suo amico Smiccio.
L’isola dei Liombruni non è una lettura frivola, ma una trama ben congegnata, intrigante, piena d’azione e suspense che la rende avvincente e scorrevole. Piacevole e intensa. Onirica fino all’ultima riga. Un libro che merita attenzione così come il suo autore Giovanni De Feo.

L’isola dei Liombruni è un sogno e lo stile narrativo ne segue le pieghe e gli intrecci, non sempre espliciti e definiti, benché scorrevoli e piacevoli. Onirico pur mantenendosi costantemente fluido e di facile lettura, sebbene i concetti siano a volte immersi nelle acque dell’Isola, fin dentro il fondale. Tanto che per riconoscerli e raggiungerli, bisogna già averli in sé.

Il Caffè  L'isola


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